appunti, coccole, carezze, schiaffi, graffi, pensierini effimimeri e fluttuanti di afc per architetturaamica.it e architetturaper.it
BABBI NATALI SPIETATI
Il Babbo Natale vero, lieve, impalpabile, inafferrabile, dei sogni, cuori, occhi più o meno incantati dei bimbi che vivono nel mondo che può, ha già fatto il suo lavoro delle piccole gioie e delle piccole delusioni comandate e convenzionali.
Non può più nuocere quindi parlar male dei mille babbi natali che si materializzano ad uso e consumo, per effetto delle mille azioni grevi degli adulti.
Mi chiedo però. Perché deve essere, ed è, vista come positiva e buona l’immagine di un vecchio esageratamente obeso e goffo?
I ghiacci si sciolgono, i Natali si scaldano, ma i Babbinatali si coprono. Mai come quest’anno, dopo tanti anni di domestica e festosa lascivia, i babbinatali nel modello ex coscialunga sono stati così coperti. Peccato perché noi del genere sporcaccione ci avevamo preso gusto al mitico guidatore supersonico di slitta volante a reazione di stelline in versione glutei tondi in bellavista.
Pazienza, non ci resta che prendere atto degli esiti delle nuove direttive morali, confidando nel prossimo avvicendamento dentro i corsi e ricorsi delle storie.
Scarseggiano pure i babbinatale da foto ricordo. Abbondano invece quelli pupazzo.
Ho visto un bambino quest’anno, terrorizzato, rifiutarsi di entrare con la mamma in un negozio che in segno di auguri, si supponga, esponeva un gigantesco babbonatale robot che muoveva testa, braccia e sedere, come se stesse camminando.
Non so se ovunque nel mondo, in Europa, in Italia è lo stesso, ma qui al sole del mediterraneo è esplosa una moda incredibile e incontenibile di pupazzi di babbo natale più o meno automatizzati. Se ne vedono, ovviamente nei soli classici colori, di tutti i tipi: grandi, medi, piccoli, di plastica, plastica e peluche, plastica e stoffe, ecc.
Finiscono ovunque: nei negozi, agli angoli di strada, vicino agli ambulanti più vari e ovviamente di addobbi natalizi, davanti alle finestre ed ai balconi. Ne ho visti, inverosimilmente grassi e culi osceni, che si arrampicavano su una scala a pioli in dotazione; dondolarsi realisticamente sull’altalena; uno che come un ladro –babbo natale alla rovescia- cercava di scavalcare una cancellata; e un altro un balcone come un Romeo per la sua Giulietta.
Che centra tutto ciò con l’architettura? Forse niente, o forse tantissimo come il roast-beef in “Ornamento e delitto” di A. Loos.
Buon natale. Ma diversamente.


Ho studiato a Firenze, dove mi sono laureato con una tesi in tecnologia dell'architettura che mi ha fruttato il mio primo lavoro presso una casa editrice del settore. Penso però che la tecnologia sia bellissima se a servizio delle idee di architetttura, soprattutto spazi, emozioni e possibilità di fruizione, e non viceversa. Vivo da molti anni a Catania. Da dove a volte vorrei andar via, ma il clima, molte persone e le notti catanesi sono bellissime ... Mi occupo di progetto architettonico. Ho scritto brevi saggi e numerosi articoli per argomenti di architettura contemporanea e tecnologia. Ho fondato e curo le riviste digitali architetturaamica.it e architetturaper.it
Purtroppo non riesco a nascondere ciò che penso e non mi pento delle critiche spesso per niente diplomatiche, ma sempre sincere ed appassionate.
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