appunti, coccole, carezze, schiaffi, graffi, pensierini effimimeri e fluttuanti di afc per architetturaamica.it e architetturaper.it
Tempo di primarie. Peppone - Don Camillo, 0 a 0.
Tra le opere di architettura in Italia, segnalate negli ultimi 4 anni, abbiamo:
una certa quantità di chiese tra le quali almeno due importanti in se e per griffe –la Dives misericordia di R. Meier a Roma e il santuario di Padre Pio a San Giovannni Rotondo di R. Piano- ultimate rispettivamente nel 2003 e nel 2004;
due camposanti, quello di Pratello, Imola, di Alessandro Contavalli e altri, completato nel 2001 –Architetti, n.9/2005- e quello di Armea, Sanremo, dei giovani Amoretti & Calvi, completato nel 2003 - http://www.arcspace.com/architects/amoretticalvi/;
un sarcofago monumentale moderno per proteggere un’altare monumentale antico –Ara Pacis, ancora di Meier a Roma (2005);
una curiosa piazza dedicata alla tre religioni monoteiste a Manduria in provincia di Taranto, che ha meritato l’onore della cronaca su una nota news letter per architetti.
Se ne dovrebbe dedurre che il nostro è un paese di zombi, danzanti sullo sfondo dell’aldilà, visto il quasi zero per la residenza e le varie necessità laiche. E’ superfluo dire che un tale rapporto è assolutamente assente altrove, dove le proporzioni risultano più che rovesciate. Zero palazzi per la trascendenza, 100% architettura per l’immanenza.
Sembra incredibile. Da un lato un papa che fedele al suo mestiere, lancia continuamente anatemi contro la laicizzazione presunta della società italiana, dall’altro una società nei fatti china su una religiosità di stato vera o di comodo, che smarrito il verbo di Mosca, riconosce ora solo il verbo del Vaticano. Basta con le case del popolo e Peppone, si ritorna alle canoniche e don Camillo. Tutti superintegralisti fermamente convinti di combattere l’integralismo di segno contrario.
I templi restano templi qualsiasi cosa contengano al loro interno o propagandino, perciò i templi del rock o quelli dell’arte contemporanea se vissuti religiosamente non sono alla fine diversi da quelli delle religioni classiche. Perciò il punto è un altro. Ovvero: quanta conservazione profonda si cela dietro gli esiti esteticamente contemporanei di tali tipologie architettoniche?


Ho studiato a Firenze, dove mi sono laureato con una tesi in tecnologia dell'architettura che mi ha fruttato il mio primo lavoro presso una casa editrice del settore. Penso però che la tecnologia sia bellissima se a servizio delle idee di architetttura, soprattutto spazi, emozioni e possibilità di fruizione, e non viceversa. Vivo da molti anni a Catania. Da dove a volte vorrei andar via, ma il clima, molte persone e le notti catanesi sono bellissime ... Mi occupo di progetto architettonico. Ho scritto brevi saggi e numerosi articoli per argomenti di architettura contemporanea e tecnologia. Ho fondato e curo le riviste digitali architetturaamica.it e architetturaper.it
Purtroppo non riesco a nascondere ciò che penso e non mi pento delle critiche spesso per niente diplomatiche, ma sempre sincere ed appassionate.
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