breakzoone

appunti, coccole, carezze, schiaffi, graffi, pensierini effimimeri e fluttuanti di afc per architetturaamica.it e architetturaper.it

giovedì, 10 novembre 2005

PALAZZI DELL’INCIVILTA’ ITALIANA

Alcuni giorni fa c’è stata una protesta del mondo dello spettacolo contro un provvedimento per ridurre le sovvenzioni pubbliche ad esso destinate.
Giusto o sbagliato il provvedimento e giusta o sbagliata la protesta, non mi interessa.
Il punto è un altro: il modo come se ne sono occupati i giornali. Titoli importanti per dire del disprezzo delle istituzioni per la cultura, o meglio, per l’arte. Titoli che lasciavano capire una equivalenza molto semplificata ed approssimativa tra spettacolo ed arte. Isomma a fidarsi dei titoli dei maggiori giornali italiani e anche dei testi degli articoli, si era portati a credere che l’arte in Italia fosse solo il teatro e il cinema. Ora non è sorprendente che i giornalisti che di regola, hanno solo una discreta dimestichezza con tastiere ed espressione scritta, credano che l’arte sia riconducibile solo al teatro o al cinema o alla musica classica e alla lirica. Però, per tutti gli altri che hanno una mente più aperta e non si svagano solo andando al cinema e al teatro o a deliziarsi le orecchie di lamenti arcaici dopo cena, ciò è quantomeno irritante.
Per non annoiare, mi limito a ricordare che, come è scritto sul vituperato frontone “fascista” del Palazzo della civiltà italiana all’EUR di Roma, tra le arti vanno pure annoverate: architettura, scultura, pittura, poesia. E, chissà che non sarebbe più giusto riclassificare le “arti” dello spettacolo nel puro intrattenimento, come la maggior parte della TV per esempio.
E poi, perché cinema, teatro, musica classica e affine, andrebbe sovvenzionata con denaro pubblico e invece architettura, scultura, pittura, poesia, no?
Bisognerebbe chiederlo ai palazzi dell’inci-viltà.



Postato da: aeffeci a 10:56 | link | commenti |

BUFFET ELEGANTI E BUFFET PEZZENTI

La famosa ...letter scopre da 30 gg la famosa crisi dell'università e delle facoltà d'architettura italiana nello specifico, si innamorano e hanno anche dei figli storpi ovviamente.
Io sono tra i dementi/dementi, prove alla mano in ogni senso (demente), che ha scoperto tale disastro alcuni anni fa e nel suo minuscolo ne ha parlato. Ma chi se ne frega. Le paranoie debbono avere un fine, non un scopo. Io sognavo uno scopo, i culicamicia della ...letter hanno un fine -rosicchia, rosicchia e qualcosa in pancia ti rimane. Dicevano i fiorentini con la seconda elementare - quelli che sarebbero piaciuti a Pasolini- si mangia tre volte al giorno. Quindi tutti dobbiamo mangiare, io che non tocco nessuno, come una chiesetta circondata da 4 strade, e i ruffiani intellettuali della ...letter. Purtroppo odio i buffet, resto sempre in fila e non mangio mai. Per i buffet bisogna esserci portati. I buffet dei signori sono sovrabbondanti e si può essere elegantemente inappetenti, quelli dei pezzenti, striminziti e bisogna sgomitare come accattoni senza stile e dignità per sfamarsi. Senza sovrabbondanza il buffet è miseria.
Però, intendiamoci, c'è chi onestamente riesce a vederci oltre le nebbie del caso, dell'ignoranza o degli interessi. Quindi è giusto, anzi necessario, continuare a leggerla quella cosa elettronica che sembra scritta su un rotolone di carta igienica da quando è lunga per non scontentare amici e amici degli amici.

Postato da: aeffeci a 09:38 | link | commenti |

lunedì, 07 novembre 2005

BAN-d-LIEUE

Noi architetti italiani corriamo il rischio di cavalcare, interessatamente ma ingenuamente, le peggiori semplificazioni giornalistiche, sociologiche economiche e politiche sulla rivolta delle periferie francesi.
Rischiamo di prendere spunto dalla dichiarazione del leader del centro sinistra pro riqualificazione delle periferie italiane per cascarci l’ennesima volta. Come se la riqualificazione che può avere in testa la rozza classe politica italiana possa muovere da profonde e sentite aspirazioni ad una qualche idea “estetica” utile alle persone e alla loro emancipazione esistenziale, tale da richiedere l’intervento della cultura architettonica contemporanea.
O come se alla fine per una qualche misteriosamente favorevole congiuntura ci si chiamasse davvero a metterci a lavoro per dare senso e valore alle nostre pessime periferie e poi noi fossimo davvero in grado di dare una risposta utile.
Sarebbe bello, ma non vero. Perché non siamo assolutamente in grado di reinventare stimoli estetici e caratteri funzionali in grado di ridare anima e senso alle terre di nessuno, spesso generate dalle generazioni di architetti che ci hanno preceduto, ci sono stati insegnanti e hanno firmato i nostri libretti e i nostri diplomi di laurea, che ancora continuano spesso a farlo e dai quali, in effetti, mai abbiamo veramente preso le distanze. E che in fin dei conti hanno ancora tanto di quel catramoso potere e relazioni che saranno sempre lor signori, se mai, a rimettere le mani sui loro medesimi errori per far finta di porvi rimedio e far sul serio ad intascare -e ridistribuire- le parcelle.

Postato da: aeffeci a 21:49 | link | commenti |

 

Eccomi

Blogger: aeffeci
Ho studiato a Firenze, dove mi sono laureato con una tesi in tecnologia dell'architettura che mi ha fruttato il mio primo lavoro presso una casa editrice del settore. Penso però che la tecnologia sia bellissima se a servizio delle idee di architetttura, soprattutto spazi, emozioni e possibilità di fruizione, e non viceversa. Vivo da molti anni a Catania. Da dove a volte vorrei andar via, ma il clima, molte persone e le notti catanesi sono bellissime ... Mi occupo di progetto architettonico. Ho scritto brevi saggi e numerosi articoli per argomenti di architettura contemporanea e tecnologia. Ho fondato e curo le riviste digitali architetturaamica.it e architetturaper.it Purtroppo non riesco a nascondere ciò che penso e non mi pento delle critiche spesso per niente diplomatiche, ma sempre sincere ed appassionate.

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