breakzoone

appunti, coccole, carezze, schiaffi, graffi, pensierini effimimeri e fluttuanti di afc per architetturaamica.it e architetturaper.it

giovedì, 13 ottobre 2005

SPETTEGOLANDO!

Quella originale lettera elettronica, settimanale o quindicinale che sia, che molti di noi ricevono volentieri, anche se non sempre esplicitamente richiesta, è piena zeppa di cognomi. Ciò in un primo momento –per la verità durato un anno intero, come la storia dell’uomo nero- mi ha dato fastidio. L’ho letto come l’iperbole all’ennesima potenza dell’autocelebrazione, e della celebrazione degli amici –e degli amici degli amici- spesso sconosciuti peggio di me stesso, ma per qualche oscuro a me motivo meritevoli di un seppur modesto onore di cronaca. Insomma la solita solfa degli architetti italiani per loro colpa votati al fiasco che se la tirano per darsi un effimero contegno tra di loro medesimi.
Però confesso la leggo, non tutta –visto quanto è lunga, sarebbe impossibile pure per il vero uomo di buonavolontà com’io non sono- ma abbastanza per farmenene un’idea più chiara del precedente pregiudizio.
Conclusione. Ho capito che si tratta di un utile strumento di conoscenza del gossip raffinato e colto del mondo, sconosciuto ai più, dell’architettura contemporanaea del nostro bel strapaese. Peccato che ancora non ci sono le foto: mi piacerebbe vedere le tette delle colleghe e le natiche dei colleghi mentre progettano o teorizzano al sole di qualche esotica località.

Postato da: aeffeci a 10:28 | link | commenti |

lunedì, 10 ottobre 2005

Tempo di primarie. Peppone - Don Camillo, 0 a 0.

Tra le opere di architettura in Italia, segnalate negli ultimi 4 anni, abbiamo:
una certa quantità di chiese tra le quali almeno due importanti in se e per griffe –la Dives misericordia di R. Meier a Roma e il santuario di Padre Pio a San Giovannni Rotondo di R. Piano- ultimate rispettivamente nel 2003 e nel 2004;
due camposanti, quello di Pratello, Imola, di Alessandro Contavalli e altri, completato nel 2001 –Architetti, n.9/2005- e quello di Armea, Sanremo, dei giovani Amoretti & Calvi, completato nel 2003 - http://www.arcspace.com/architects/amoretticalvi/;
un sarcofago monumentale moderno per proteggere un’altare monumentale antico –Ara Pacis, ancora di Meier a Roma (2005);
una curiosa piazza dedicata alla tre religioni monoteiste a Manduria in provincia di Taranto, che ha meritato l’onore della cronaca su una nota news letter per architetti.

Se ne dovrebbe dedurre che il nostro è un paese di zombi, danzanti sullo sfondo dell’aldilà, visto il quasi zero per la residenza e le varie necessità laiche. E’ superfluo dire che un tale rapporto è assolutamente assente altrove, dove le proporzioni risultano più che rovesciate. Zero palazzi per la trascendenza, 100% architettura per l’immanenza.
Sembra incredibile. Da un lato un papa che fedele al suo mestiere, lancia continuamente anatemi contro la laicizzazione presunta della società italiana, dall’altro una società nei fatti china su una religiosità di stato vera o di comodo, che smarrito il verbo di Mosca, riconosce ora solo il verbo del Vaticano. Basta con le case del popolo e Peppone, si ritorna alle canoniche e don Camillo. Tutti superintegralisti fermamente convinti di combattere l’integralismo di segno contrario.

I templi restano templi qualsiasi cosa contengano al loro interno o propagandino, perciò i templi del rock o quelli dell’arte contemporanea se vissuti religiosamente non sono alla fine diversi da quelli delle religioni classiche. Perciò il punto è un altro. Ovvero: quanta conservazione profonda si cela dietro gli esiti esteticamente contemporanei di tali tipologie architettoniche?

Postato da: aeffeci a 16:48 | link | commenti |

domenica, 09 ottobre 2005

MODERNO, A CHI? Direbbe TOTO' !

Se uno dice, nuova modernità, ha l’obbligo di spiegarlo. (ha il dovere di spiegarsi)
Innanzitutto, iniziamo col dire che i termini: moderno, modernità, modernamente, modernizzare, vanno presi per il loro significato letterale corrente. Per il significato loro assegnato dai vocabolari, per essere precisi. E’ ovvio, ma ricordarlo non guasta. Secondo nessuno di questi va confuso con modernismo, modernista, modernistico, modern style, che nell’ambito dello stessa famiglia di significati lessicali (significato letterale corrente) si riferiscono a tendenze o movimenti di idee, religiosi, sociali, artistici ben circoscritti tematicamente e cronologicamente, come per esempio il modernismo cattolico, il modernismo catalano, il liberty, ecc. Quindi, teniamo ben separati i due gruppi di vocaboli.
Quindi. Nuova modernità, non ha nulla, ma proprio niente assolutamente, a che vedere con, per esempio, nuovo modernismo (ammesso che esista).
Così, per avere le idee ancora più chiare, ricordiamo i significati fondamentali delle parole: moderno, modernità, modernamente, modernizzare, come ce li propongono G. Devoto e G.C. Oli.
Moderno:
- Aggettivo. Appartenente o riconducibile al tempo presente o al più recente, specialmente in quanto ambito di partecipazione diretta o di interessi attuali: la lingua moderna; le moderne istituzioni; i moderni ritrovati della scienza e della tecnica; particolarmente, proprio del patrimonio di civiltà e cultura dei nostri tempi: la musica moderna, la pittura moderna. – Che riflette lo spirito, i caratteri, le tendenze, i gusti dei nostri tempi, o a essi si conforma: usi, costumi moderni; un uomo moderno; una donna moderna.
- Sostantivo. Chi o quanto può essere considerato come protagonista o segno della attuale vicenda umana: studiare i moderni; disprezzare i moderni.
[Dal latino tardo modernus, derivazione dell’avverbio modo ‘or ora, recentemente’].
Modernità:
- Sostantivo. Indice, per lo più ben definito ed evidente, di una notevole consonanza con lo spirito e il gusto dei tempi attuali: la modernità della dottrina socratica.

Moderno e modernità, sono termini attinenti il significato di:
a) al tempo presente o più recente;
b) patrimonio di civiltà e cultura dei nostri tempi;
c) che riflette lo spirito, i caratteri, le tendenze, i gusti dei nostri tempi, o a essi si conforma;
d) protagonista o segno della attuale vicenda umana;
e) consonanza con lo spirito e il gusto dei tempi attuali;
f) segno della attuale vicenda umana.

Postato da: aeffeci a 09:53 | link | commenti |

martedì, 04 ottobre 2005

MULINI AD ACQUA, MULINI A VENTO E ARCHITETTI PELLEGRINI.

E’ penoso dover costatare che, di qua e di la delle fittizie trincee, primi fra tutti coloro che rivendicano innocua libertà di critica, operano solo e soltanto per portare acqua al proprio mulino con i propri mugnai e panettieri. O catturare vento per altri mugnai e panettieri, ma la farina non cambia. Critica si, ma educata, molto educata, troppo educata e soprattutto alla larga dall’oggetto da criticare. Al più qualche anacronistico pregiudizio rispolverato tanto per far finta di sparare sull’avversario.
Nessuna differenza: solo o mulini ad acqua o mulini a vento.
Il più meschino profilo della bassa politica si è ormai da tempo impadronito dell’interesse intorno all’architettura contemporanea italiana dove, in fin dei conti, sembrano fronteggiarsi sul nulla, ma per briciole o fettine di potere progettuale o neoaccademico, un paio di lobby che contano meno di un centinaio di militanti e poco più di un migliaio di seguaci/simpatizzanti –praticamente o apostoli o fedeli- ciascuna. Gramignai che crescono sull’humus molle di una progettualità e consapevolezza intellettuale ai minimi termini, licenziata dallo stuolo di professorucoli che popolano le facoltà d’architettura nazionali.
Del resto, si e’ ormai alla farsa, di un nuovo millenarismo, con architetti –o meglio, laureati in architettura- pellegrini verso i luoghi santi d’Europa dell’architettura d’avanguardia. Si badi, non viaggi culturali emancipati per allargare orizzonti della mente e della sensibilità, ma puri e semplici viaggi della speranza, guidati da predicatori che parlano volutamente in latino a compagni di viaggio incapaci di comprendere persino il loro stesso volgare. Costoro non solo visitano in religioso timore, in attesa di una qualche grazia creativa, i presunti templi della forma architettonica d’avanguardia, ma mendicano udienze salvifiche ai luminosi spiriti tutelari del luogo. Mi ha detto, non molto fa, una architetta cinquantenne impegnatissima sul fronte della divulgazione del verbo riconosciuto: “Siamo stati, che bello, nello studio di Zaha Hadid, lo studio sembra un appartamento normale … no, ma Lei non c’era…” Che delusione non poter toccare le miracolose mani segnate di grazia della santa donna! Ma qualcuno, per inciso, ha mai provato a dire qualcosa di serio sulle architetture della Hadid? Qualcosa che non sembrasse dettato dal responsabile delle relazioni esterne?
Amsterdam come Lourdes, Berlino come Fatima. Londra come San Giovanni Rotondo. Viviamo nel tempo dei treni bianchi dell’architettura contemporanea zeppi di architetti storpi. Che ciechi sono partiti e ciechi, come vuole la regola, sono tornati. Il MIRACOLO? Al prossimo viaggio, alla prossima estate, salvo approvazione dell’agenzia Propaganda Fide per l’architettura contemporanea.
Nel frattempo la APT -Architetti Pellegrini Travels- vi invita a prenotare il vostro prossimo viaggio per una delle future mete.
Alla fine il cerchio si chiude con le reliquie fotografiche riportate dal viaggio, mostrate in deprimenti ed inconcludenti conferenze per stupire i futuri adepti bisognosi di credere. E la ruota del mulino giostra gira ancora, sia spinta dall’acqua che dal vento.

Postato da: aeffeci a 08:05 | link | commenti |

lunedì, 03 ottobre 2005

CONTRO UNA STORIA VESTITA DI NERO

Preciso, burocraticamente, che su certi argomenti quali le religioni e altre credenze sono talmente prevenuto che per la maggioranza delle persone ufficialmente normali, il mio parere sull’argomento non può che valere –come dicono i meridionali- meno del due di coppe quando la briscola è a oro. Inoltre per prevenzione, riconosco umilmente, assai affine, sono tra i pochissimi che hanno l’assurda pretesa di sostenere che la cosa più sbagliata per l’architettura ed un certo pezzo di cultura in genere, è di far partire la propria storia dalle piramidi, dalle tombe e dai templi egizi, come se ciò, secondo me, fosse la madre di tutti gli errori che scontiamo ancora.
Se fosse per me, la storia dovrebbe partire dalle capanne, accampamenti minimi, nomadismi vari, focolari e terre battute, in poche parole da tutto ciò che lascia intendere che l’architettura è a servizio della vita e non viceversa o peggio ancora a servizio della morte immanente e trascendente. Insomma se da un lato mi piace Stargate perché mostra le piramidi come strumento di oppressione di una mostruosa civiltà aliena, dall’altro mi piace capire l’architettura più dalla parte delle instabili relazioni umane che da quella immutabile dei suoi manufatti che aspirano all’eternità. Se fosse per me, al massimo potrebbe partire, si, da Çatal Höyük strano, primitivo insediamento anatolico con gli ingressi sul tetto, ma poi ignorare il tombaio e tempaio successivo.
Capisco che se si tolgono tombe, templi, regge e cose simili, di storia dell’architettura ne resta poco, ma non perché non ce ne sia, ma perché l’architettura del potere non ne ha mai cercata una diversa.

Postato da: aeffeci a 09:32 | link | commenti |

 

Eccomi

Blogger: aeffeci
Ho studiato a Firenze, dove mi sono laureato con una tesi in tecnologia dell'architettura che mi ha fruttato il mio primo lavoro presso una casa editrice del settore. Penso però che la tecnologia sia bellissima se a servizio delle idee di architetttura, soprattutto spazi, emozioni e possibilità di fruizione, e non viceversa. Vivo da molti anni a Catania. Da dove a volte vorrei andar via, ma il clima, molte persone e le notti catanesi sono bellissime ... Mi occupo di progetto architettonico. Ho scritto brevi saggi e numerosi articoli per argomenti di architettura contemporanea e tecnologia. Ho fondato e curo le riviste digitali architetturaamica.it e architetturaper.it Purtroppo non riesco a nascondere ciò che penso e non mi pento delle critiche spesso per niente diplomatiche, ma sempre sincere ed appassionate.

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