breakzoone

appunti, coccole, carezze, schiaffi, graffi, pensierini effimimeri e fluttuanti di afc per architetturaamica.it e architetturaper.it

venerdì, 30 settembre 2005

FINANZIARIA D’ARCHITETTURA

In questi giorni se ne parla tanto: della finanziaria dello stato. Abbiamo capito che dovendo ipotizzare come lo stato spenderà e risparmierà nell’anno seguente si è costretti a svelare come si è speso nell’anno in corso, individuare i problemi e correggere la rotta per il futuro. Almeno così dovrebbero andare le cose, ma probabilmente così non vanno e come sempre in fondo c’è la cosa che è e quella che invece appare. Insomma non è una faccenda semplicissima, ne bellissima.
Ma se per ipotesi si dovesse fare, con gli stessi principi teorici di buon governo –e magari con quelli pratici di governo tout court, senza eccessivi complimenti- una finanziaria d’architettura in Italia in risultato, per quanto per molti inconcepibile, sarebbe ancora peggiore. Si pensi innanzitutto che teoricamente il nostro paese vanta sovrabbondanti risorse umane per l’architettura, ben un architetto ogni 500 abitanti che significa almeno 10 volte il parco progettisti degli altri paesi avanzati. Certo come ricorda la pubblicità ci sono banane e banane e se si guarda il recente paesaggio costruito italiano se ne dovrebbe dedurre che le Chiquita con la laurea d’architettura o con il desiderio d’architettura, sono pochissime e abbondano le banane scadenti.
Deduciamone due equivalenze: architettura contemporanea pessima = risorse umane sprecate,
oppure,
architettura contemporanea pessima = risorse umane inutili.
Penso che siano giuste entrambe. Perché il guaio peggiore credo che sia il fatto che in un mercato con un offerta teorica cosi squilibrata (troppa offerta, in teoria, di architetti) domanda e offerta di qualità finiscono con non incontrarsi mai o quasi. Ovvero un buon committente (privato, pubblico o semipubblico), maturo per chiedere un buon prodotto d’architettura, per quanto raro, non incontra quasi mai il progettista effettivamente in grado di rispondere alla sua domanda.
Se, per sommi capi questo è il bilancio del passato prossimo, quale potrà mai essere la “finanziaria” d’architettura, con i suoi buoni propositi, per il 2006 o più in generale per il prossimo futuro?

Postato da: aeffeci a 19:08 | link | commenti |

martedì, 27 settembre 2005

MASTER IN ARCHITETTURA POST CATASTROFE

Il mondo sta cambiando davvero o è solo che ci appare più piccolo? Che la realtà sia o ci appaia tale, le catastrofi naturali ci inseguono a ritmo accelerato. Inoltre ci viene detto che dovremo abituarci ad una strana guerra che non si sa se e quando finirà che produce, chissà dove e chissà quando, ma sicuramente, altre catastrofi da aggiungere a quelle naturali e a quelle prodotte dalle guerre per così dire normali. E ancora -senza perciò voler essere, appunto, catastrofisti- tutte le altre che derivano, da sole o in compagnia delle precedenti, da un mondo sempre più complesso che viene comunque difficile gestire. Il tutto in un pianeta piccolo o in un villaggio sterminato e senza confini.
Se le cose stanno così e così sembra, ci saranno e già ci sono e sono stati, i concorsi d’architettura -con tutto quanto segue- per ricostruire dopo le catastrofi. Ma l’architettura, o le città, o intere regioni o paesi, da dopo catastrofi sono architetture, ecc., ordinarie o no? Una cosa è certa: dovranno rispondere con urgenza ad una urgenza di ricostruzione che non è solo necessità pratica, ma almeno in certi casi urgenza politica e simbolica, o almeno urgenza deve apparire fintanto che rimangono accesi i riflettori tv. Se per questa ed altre ragioni l’architettura per la ricostruzione post catastrofe dovesse assumere un carattere speciale, a se, allora avremo una ulteriore specializzazione. Ci sarà l’architettura ricostruttiva post catastrofe e conseguentemente l’architetto ricostruttore, specializzato in post catastrofe con tanto di master ad hoc.

C’è poco da ridere. Se stiamo cominciando a camminare senza accorgercene sulle macerie, nello stesso modo stiamo inconsapevolmente imparando a costruire un mondo ordinariamente post-catastrofico. Sempre più a prova di terremoti, maremoti, uragani, bombe stupide e intelligenti, kamikaze, ecc. Sempre più blindato e spiato.

Postato da: aeffeci a 16:32 | link | commenti |

lunedì, 26 settembre 2005

Prendo spunto da una noticina, tra le altre, recapitata nella mia posta elettronica un paio di giorni fa. Roba seria, s'intende: barbosa, ma seria; anzi troppo; dal titolo: Editoria d’architettura in crisi?
E che cominciava così: Un momento questo, ci sembra, di crisi nel mondo della pubblicistica di architettura. ... E giù un piccolo elenco di piccoli fiaschi editoriali consumati o in corso, riguardanti il mondo dell'architettura. Testate blasonate, tutte, e boccheggianti, anche.
Non ci sarebbe da rallegrarsene, ma mi faccio una domanda: si tratta di crisi editoriali pure, o sporche? Nascono da fatti, per così dire, di natura finanziaria o la crisi é più fonda e il pantano più largo.
Parlavo con un mio amico architetto, di quelli sempre impegnati ed informati, che mi confessa: non compro quasi più riviste d'architettura. Io rispondo: l'unica rivista d'architettura che leggo é D di Repubblica, che come tutti sanno é una rivista "femminile" con uno, o meno, articoli d'architettura per numero. Quando dico e scrivo ciò, so di provocare, ma dico la verità. Sfoglio molte riviste del genere, ma non le leggo più. Mi annoio.
Per ora chiudo, con una battuta. Forse non é crisi editoriale, ma, peggio, crisi di fantasia e di credibilità. Poi, naturalmente, i bilanci economici devono quadrare. Però, intendiamoci se muore l'editoria d'architettura -contempornea e d'avanguardia-, già ora più o meno indipendente, é un guaio, perché l'impegno per divulgare la nuova produzione architettonica qualcuno lo deve pagare e certamente, per la libertà di ricerca e critica, non possono essere gli uffici commerciali dello "stars sistem" a farlo.

Postato da: aeffeci a 11:17 | link | commenti |

 

Eccomi

Blogger: aeffeci
Ho studiato a Firenze, dove mi sono laureato con una tesi in tecnologia dell'architettura che mi ha fruttato il mio primo lavoro presso una casa editrice del settore. Penso però che la tecnologia sia bellissima se a servizio delle idee di architetttura, soprattutto spazi, emozioni e possibilità di fruizione, e non viceversa. Vivo da molti anni a Catania. Da dove a volte vorrei andar via, ma il clima, molte persone e le notti catanesi sono bellissime ... Mi occupo di progetto architettonico. Ho scritto brevi saggi e numerosi articoli per argomenti di architettura contemporanea e tecnologia. Ho fondato e curo le riviste digitali architetturaamica.it e architetturaper.it Purtroppo non riesco a nascondere ciò che penso e non mi pento delle critiche spesso per niente diplomatiche, ma sempre sincere ed appassionate.

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